Distolgo lo sguardo dal finito
dal gesto inciso nella pietra fredda
dal suolo nudo agonizzante
Evito la gravità dell’inerzia cieca
la fissità che trattiene e consuma
Preferisco la possibilità del cielo
L’azzurro dischiuso dell’indeterminato
la vertigine lieve dell’infinito aperto
Osservo l’oltre dentro l’oltre segreto
scruto abissi che generano altri abissi
incontro il silenzio smisurato
nella vetta viva del mio essere
Mi contemplo in esso
specchio limpido dell’origine
nel fluire ostinato dell’eterno persemprecolmo
che mai si esaurisce
mai si disperde
Sento l’eco di una pienezza arcana
che trasfigura il vuoto e lo nutre
I pensieri muti
ora trovano voce nel vento
divengono canto di correnti invisibili
mormorio sottile che sfiora l’anima
Sciolgono nodi custoditi nell’ombra
disvelano mappe sepolte nel profondo
L’erba delle mani della fatica
tremula fibra del mio agire terreno
porta memoria di peso e tempo
incisa nei solchi dell’esperienza
L’albero stanco del restare in piedi
custode silente della resistenza
innalza il tronco nella luce remota
anche se gravato da stagioni di cenere
Le radici aggrovigliate
oscuro intreccio di volontà tenace
si avvincono al grembo nascosto
in cerca di nutrimento invisibile
sotto il terreno povero dello sconforto
dove la speranza si vela di polvere
Discendo e risalgo
tra ombra e bagliore
all’apice delle mie profondità
vertice ardente di abissi interiori
eco viva di contrasti
Sono l’umana emozione contraddittoria
che si frange e si ricompone
che dall’errore apprende la via
trasmutando la caduta in origine
Trovo senso nella scelta che trema
nel varco fragile dell’incertezza
Salgo alla cuspide di un sorriso
luce sottile che sfiora l’eterno
mi elevo nella fragile gioia
dove il respiro diviene aurora
Scendo verso la valle in una lacrima
goccia densa di verità incarnata
Attraverso le stagioni dell’esistere
tra gelo e tepore, ombra e chiarore
custodisco la soglia del divenire
luogo sacro di frattura e unione
L’orizzonte possibile dell’essere
si disvela nella meraviglia
nella bellezza che ancora vibra
nonostante il limite della forma
Da questo monte
di pietra cemento e sogno umano
altura ibrida di peso e visione
raccolgo l’armonia imperfetta
intreccio di crepe e splendore
Respiro il battito segreto del mondo
che pulsa nella fragilità viva
Dimoro nella soglia di ciò che non si vede
nutrita dalla luce ammirevole
di questa mia imperfezione
ferita aperta che genera visione
squarcio luminoso
da cui filtra il vero
Avanzo pellegrina di respiro e lume
ogni passo è naufragio e rinascita
ogni respiro atto di creazione
Sono soglia eco e mutamento
fiamma che consuma e rigenera
voce che sboccia dal silenzio
per sfiorare l’immensità senza nome
Mi perdo per potermi ritrovare
mi svuoto per potermi colmare
mi elevo nella mia stessa caduta
con le mani tese
verso l’amore incommensurabile
Poiché lì dimora l’Essenza viva
E nell’ultimo soffio dell’istante
stringo la perpetuità che mi attraversa
mi abita
mi sostiene
Divengo cielo
oltre ogni confine
oltre la pietra
oltre la finitudine
E nella quiete immensa dell’eterno
mi disperdo in luce
©hebemunoz2026
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Pieve di Sasso, Neviano degli Arduini (PR) Italia.