Tu che ti laceri le vesti
in un rito vuoto
che ti strappi i capelli dalla testa
e spalanchi gli occhi fino a farne crepe
urlando nelle piazze
fuso a cori confusi
invocando il diritto dei Paesi
quale fosse un dio
da invocare quando ti conviene
Tu che proteggi l’indifendibile
che accarezzi l’abisso
chiamandolo necessità
che rivesti l’immorale di parole pulite
per non sentire l’odore della colpa
Tu che hai sepolto la memoria più alta
dove sopra ogni immaginabile potere
ogni strategia
ogni paura
vivono i Diritti dell'Uuomo
inermi e assoluti
e che violarli ancora e ancora
è crimine che
il tempo rifiuta di perdonare
sempre
Tu
tiepido fino alle ossa
che giri la schiena
come si chiude una porta
che ti assolvi con un viscido nonèaffarmio
mentre l’orrore fa casa nel mondo
e il sangue chiede testimoni
Ora nega
se puoi
nega il dolore
che non trova riposo
le ferite
che non imparano a chiudersi
le vite incise sulla carne viva
le urla trattenute
dietro palpebre serrate
il terrore che si specchia
negli occhi aperti di chi resta
E se ancora insisti
se continui a scalare gli specchi dell’alibi e
a masticare parole ereditate
ripetute e mai pensate
allora tu
abbi tu il coraggio
della verità nuda
Dì che ne sei immerso fino al collo
che le tue mani non sono estranee
oppure confessa
che il tuo cuore
batte a intermittenza
che non sai guardare
oltre le mura strette della tua anima
Ammesso che tu
abbia avuto cura
di conservarne una
©hebemunoz2026
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