E fu così che mi trovasti
adagiata nel nido dei miei versi
dove il silenzio custodiva
le piume più fragili dell'anima
Il tuo cuore mi lesse
palpito dopo palpito
decifrandone il bagliore
ad ogni affiorata alba di parole
baciando l'orizzonte
Sfiorasti le mie impressioni
abbracciasti le mie certezze
con il respiro accelerato
di chi conosce la fatica della salita
e giunto alla vetta
non conquista
ma contempla
Ti lessi anch'io di vero
Fu allora
che tra le nostre rive
nacque un ponte di voce e di intesa
non pietra né legno lo sorreggevano
ma il canto invisibile delle Muse
che intrecciavano i nostri destini
con fili di vento e di infinito
Da quel giorno
la poesia non ha più abitato
soltanto le pagine nostre
scritte
a mano tremante
a lacrime di mare in tempesta
digitate su schermi piatti di luce fredda
Ha imparato il passo dei nostri giorni
ha acceso dimora nei gesti
ha trovato casa nei silenzi condivisi
nel coraggio di restare
nella verità di ogni sguardo
E noi continuiamo a imparala
sembriamo il mare quando contiene la luna
senza mai possederla
godendo del suo averla in sé
illuminata
ondeggiante
presente
sapendo che è proprio quella sete
a renderci vivi
Perché la poesia
prima ancora di essere parola
è il modo in cui due anime
si riconoscono
si custodiscono
e scelgono ogni giorno
di farsi luce l'una per l'altra
©hebemunoz2026