domenica 19 luglio 2026

E FU COSÌ


E fu così che mi trovasti

adagiata nel nido dei miei versi
dove il silenzio custodiva
le piume più fragili dell'anima

Il tuo cuore mi lesse


palpito dopo palpito


decifrandone il bagliore
ad ogni affiorata alba di parole 

baciando  l'orizzonte

Sfiorasti le mie impressioni
abbracciasti le mie certezze
con il respiro accelerato 
di chi conosce la fatica della salita 

e giunto alla vetta

non conquista
ma contempla

Ti lessi anch'io di vero

Fu allora
che tra le nostre rive
nacque un ponte di voce e di intesa


non pietra né legno lo sorreggevano


ma il canto invisibile delle Muse
che intrecciavano i nostri destini
con fili di vento e di infinito

Da quel giorno
la poesia non ha più abitato 

soltanto le pagine nostre

scritte 

a mano tremante

a lacrime di mare in tempesta 

digitate su schermi piatti di luce fredda

Ha imparato il passo dei nostri giorni
ha acceso dimora nei gesti
ha trovato casa nei silenzi condivisi
nel coraggio di restare
nella verità di ogni sguardo

E noi continuiamo a imparala

sembriamo il mare quando contiene la luna
senza mai possederla 

godendo del suo averla in sé 

illuminata 

ondeggiante 

presente

 
sapendo che è proprio quella sete
a renderci vivi

Perché la poesia


prima ancora di essere parola


è il modo in cui due anime
si riconoscono
si custodiscono
e scelgono ogni giorno
di farsi luce l'una per l'altra

©hebemunoz2026 

lunedì 29 giugno 2026

CULTURA E SOLIDARIETÀ - MILANO LATIN FESTIVAL 2026

🇻🇪 VENEZUELA – CULTURA E SOLIDARIETÀ

In questi giorni il Venezuela è stato duramente colpito da un devastante terremoto. Il Milano Latin Festival desidera esprimere la propria vicinanza al popolo venezuelano, alle famiglie coinvolte e a tutte le persone che stanno affrontando questo momento di grande dolore.

Per questo motivo, il Tributo al Venezuela, inizialmente pensato come una grande festa con spettacoli artistici e musicali in occasione della Festa Nazionale del Venezuela, si trasforma in un momento di incontro, riflessione e solidarietà, per lasciare spazio alla cultura, alla condivisione e a un messaggio di speranza.

📅 Dal 1° al 5 luglio il Salone delle Nazioni ospiterà la mostra delle opere di Yefri Mendoza, muralista, tatuatore e illustratore venezuelano, che attraverso la sua arte racconta la storia, le tradizioni e l’identità del suo Paese.

📅 Domenica 5 luglio si terrà un incontro speciale con la partecipazione della poeta Hebe Muñoz e di Padre Gilberto Vivas, parroco di Catia (Caracas), per condividere parole di speranza, fede e vicinanza al popolo venezuelano.

🤍 Un invito a ritrovarci come comunità, perché nei momenti più difficili la cultura, l’arte e la solidarietà possono unire le persone oltre ogni confine.

🇻🇪 Domenica 5 luglio l’ingresso al Milano Latin Festival sarà gratuito per tutti i cittadini venezuelani, per tutta la serata, presentando un documento d’identità all’ingresso.

Vi aspettiamo per vivere insieme una settimana dedicata al Venezuela, all’insegna della cultura, della memoria e della solidarietà.

*Evento organizzato dal Milano Latin Festival

domenica 7 giugno 2026

ONORATE LA SORGENTE

Scrivo queste parole con inquietudine nel petto, come chi avverte che qualcosa di fragile e prezioso viene continuamente sfiorato con mani distratte. 

Parlo della poesia, ma soprattutto di chi la genera: l’autore, il suo respiro, la sua impronta invisibile ma inconfondibile.

Quando leggo un’opera autentica, sento che non sto semplicemente attraversando delle parole: sto entrando in una forma di vita. Ogni scelta stilistica, ogni pausa, ogni metafora non è casuale, ma nasce da un’intenzione profonda, da un’urgenza interiore che appartiene unicamente a chi l’ha concepita. È per questo che avverto come un dovere — prima ancora che come una regola — il rispetto verso l’autore, verso la sua creatività, verso il suo modo irripetibile di abitare il linguaggio.

Io credo fermamente che citare una fonte non sia un atto formale, ma un gesto etico, quasi un inchino. Significa riconoscere che quella voce ci ha preceduti, ci ha ispirati, ha aperto un varco nel quale noi stessi abbiamo trovato passaggio. E in questo riconoscimento si custodisce una forma di giustizia: dare nome a chi ha generato bellezza.

Ma ciò che più mi inquieta è una forma più sottile e insidiosa di appropriazione: quella che non copia le parole, ma l’anima della loro costruzione, o almeno ci prova insistentemente. Il plagio, infatti, non è soltanto la riproduzione letterale di un testo. È anche — e forse soprattutto — la replica della struttura, del formato, dell’intenzione creativa di un autore senza autorizzazione e senza attribuzione. È un gesto che si insinua nelle pieghe dell’imitazione, cercando di mascherarsi da omaggio, mentre in realtà cancella la sorgente.

Penso a ciò che viene definito come “plagio metaforico”: quando qualcuno ricalca la firma poetica di un altro, ne adotta le immagini ricorrenti, le architetture sintattiche, le modalità espressive, fino a costruire un’opera che porta il volto di un altro ma pretende di essere originale. 
È una forma di furto intellettuale raffinato e, proprio per questo, profondamente ingiusto. Perché non si limita a prendere: tenta di sostituire, di sovrapporsi, di rendere invisibile chi ha creato per primo.

E io non posso non interrogarmi sulle conseguenze di questo gesto.

Anzitutto, il danno alla reputazione e al valore artistico. Quando uno stile viene replicato senza riconoscimento, si genera confusione. L’opera originaria perde la sua nitidezza, la sua unicità si diluisce in una molteplicità indistinta. Ciò che era raro diventa comune, ciò che era prezioso rischia di apparire replicabile. E così, lentamente, il valore dell’originale viene eroso, non per mancanza di qualità, ma per eccesso di imitazioni non dichiarate.

C’è poi lo sminuimento del lavoro originale, che avverto come una ferita più silenziosa ma altrettanto profonda. Creare un format poetico, inventare una voce, trovare una forma espressiva autentica richiede tempo, dedizione, fallimenti, intuizioni. È un processo che implica esposizione e vulnerabilità. 

Copiarne la struttura significa appropriarsi di quel percorso senza averlo attraversato. Significa raccogliere i frutti senza aver coltivato la terra.

E infine, gli aspetti morali ed etici, che per me restano il nucleo più urgente della questione. 

Copiare senza citare non è solo una scorrettezza: è una mancanza di rispetto. È il rifiuto di riconoscere l’altro, di attribuirgli dignità, di ammettere che la propria voce si è nutrita di quella altrui. È, in fondo, una forma di disonestà che impoverisce non solo chi la subisce, ma anche chi la compie.

Per questo sento la necessità di affermarlo con chiarezza: la poesia non è un territorio da colonizzare, ma un dialogo da onorare.

Ogni autore che ci ispira merita di essere nominato, riconosciuto, rispettato nel suo atto creativo.

Io voglio continuare a scrivere sapendo da dove vengo, sapendo chi mi ha ispirato e insegnato a guardare le parole in un certo modo. 

Voglio continuare a scrivere dando onore alla sorgente. 

Perché è solo nella trasparenza e nel rispetto che la poesia può restare viva, autentica, e — soprattutto — giusta.

Hebe Munoz

domenica 17 maggio 2026

DISTOLGO LO SGUARDO DAL FINITO


Distolgo lo sguardo dal finito
dal gesto inciso nella pietra fredda
dal suolo nudo agonizzante
Evito la gravità dell’inerzia cieca
la fissità che trattiene e consuma

Preferisco la possibilità del cielo

L’azzurro dischiuso dell’indeterminato
la vertigine lieve dell’infinito aperto


Osservo l’oltre dentro l’oltre segreto
scruto abissi che generano altri abissi
incontro il silenzio smisurato
nella vetta viva del mio essere

Mi contemplo in esso
specchio limpido dell’origine
nel fluire ostinato dell’eterno persemprecolmo
che mai si esaurisce
mai si disperde

Sento l’eco di una pienezza arcana
che trasfigura il vuoto e lo nutre

I pensieri muti
ora trovano voce nel vento
divengono canto di correnti invisibili
mormorio sottile che sfiora l’anima

Sciolgono nodi custoditi nell’ombra
disvelano mappe sepolte nel profondo

L’erba delle mani della fatica
tremula fibra del mio agire terreno
porta memoria di peso e tempo
incisa nei solchi dell’esperienza

L’albero stanco del restare in piedi
custode silente della resistenza
innalza il tronco nella luce remota
anche se gravato da stagioni di cenere

Le radici aggrovigliate
oscuro intreccio di volontà tenace
si avvincono al grembo nascosto
in cerca di nutrimento invisibile
sotto il terreno povero dello sconforto
dove la speranza si vela di polvere

Discendo e risalgo
tra ombra e bagliore
all’apice delle mie profondità

vertice ardente di abissi interiori
eco viva di contrasti

Sono l’umana emozione contraddittoria
che si frange e si ricompone
che dall’errore apprende la via
trasmutando la caduta in origine

Trovo senso nella scelta che trema
nel varco fragile dell’incertezza

Salgo alla cuspide di un sorriso
luce sottile che sfiora l’eterno
mi elevo nella fragile gioia
dove il respiro diviene aurora

Scendo verso la valle in una lacrima
goccia densa di verità incarnata
Attraverso le stagioni dell’esistere
tra gelo e tepore, ombra e chiarore
custodisco la soglia del divenire
luogo sacro di frattura e unione

L’orizzonte possibile dell’essere
si disvela nella meraviglia
nella bellezza che ancora vibra
nonostante il limite della forma

Da questo monte
di pietra cemento e sogno umano
altura ibrida di peso e visione
raccolgo l’armonia imperfetta
intreccio di crepe e splendore

Respiro il battito segreto del mondo
che pulsa nella fragilità viva
Dimoro nella soglia di ciò che non si vede
nutrita dalla luce ammirevole
di questa mia imperfezione

ferita aperta che genera visione
squarcio luminoso
da cui filtra il vero

Avanzo pellegrina di respiro e lume
ogni passo è naufragio e rinascita
ogni respiro atto di creazione

Sono soglia eco e mutamento
fiamma che consuma e rigenera
voce che sboccia dal silenzio
per sfiorare l’immensità senza nome

Mi perdo per potermi ritrovare
mi svuoto per potermi colmare
mi elevo nella mia stessa caduta
con le mani tese
verso l’amore incommensurabile

Poiché lì dimora l’Essenza viva

E nell’ultimo soffio dell’istante
stringo la perpetuità che mi attraversa
mi abita
mi sostiene

Divengo cielo
oltre ogni confine
oltre la pietra
oltre la finitudine

E nella quiete immensa dell’eterno
mi disperdo in luce

©hebemunoz2026

.

Pieve di Sasso, Neviano degli Arduini (PR) Italia.



venerdì 8 maggio 2026

GREMBO SEGRETO DELL'INESORABILE

  

Grembo segreto dell’inesorabile

abitato da occhi d’aurora

dove si piega il silenzio in muto desiderio

 

chiamalo piano

 

come si chiama il primo cielo

 

vorrei

 

Vorrei essere suono senza catene

una nota caduta dalla fronte della luna

un respiro d’arpa nella gola del mattino

il tremito che precede il nome delle cose

la sillaba d’acqua che sveglia le pietre

 

Vorrei essere un colore

 

non uno soltanto

 

essere il passaggio tra due ferite di lampo

 

l’azzurro che

si scioglie nell’oro delle messi

 

il rosso

che resta sulle mani del tramonto

 

 

il verde

profondo

che prega nei muschi

 

Vorrei essere un sapore                                                                  

 

l’aspro miele

delle attese custodite

 

la neve

sciolta sul labbro dell’infanzia

 

il frutto che matura nel buio della pazienza

 

il pane caldo diviso fra due solitudini

 

Vorrei essere un gesto

minimo e immenso

 

una foglia che cade

nel raccontare la sua storia al mondo

 

la mano che non possiede e pure consola

 

la curva del corpo che si china sull’ombra

e vi accende una piccola lampada

 

Vorrei essere

 

una mendicante di stelle sulla soglia del pensiero

 

una che ascolta il roveto in profonda rinascita

che entra nel mistero a piedi nudi

e chiama sapienza il proprio stupore

 

Vorrei essere una che ama e basta

 

senza bilance

senza specchi

senza riserva

 

così come la pioggia quando ama i campi

 

il vento quando scioglie i veli del porto

 

la notte

il seme boreale che ancora non si vede

 

Questo canto

 

incompiuto

tenace

 

non finisce

non si chiude

 

non obbedisce alla fine

 

è poema e ferita

 

lingua sul cielo di ogni bocca

una porta socchiusa nel muro del tempo

un nome che continua a nascere

 

È in un vorrei che il cuore si perpetua

 

Vedi

 

la sorgente che ignora la propria sete

 

quella fiamma che si alimenta di buio

 

un cielo quando si apre oltre il cielo

in un tappetto di stelle

senza possederle

 

Lo guardo da questa riva di carne e domanda

 

cerco il riflesso delle antiche partenze

nel suo volto che muta come l’acqua

 

Hai mai

voluto davvero

fino a tremare di luce e di mancanza

 

Vorrai ancora

quando il giorno avrà spento i suoi vessilli

quando le mani saranno colme di cose perdute

quando persino il ricordo avrà freddo

e il tempo sembrerà una stanza senza finestre

 

O forse avresti voluto

una stagione che non seppe trattenerti

 

Potresti volere adesso

 

in questo punto vivo

 

qui

dove il dolore non è condanna

ma seme oscuro che prepara la rosa

 

un volere espresso

come se il destino avesse un chiavistello

come se la cenere fosse l’ultima lingua del fuoco

 

Eppure

nell’anima si posa una creatura lieve

una speranza piumata

minuta

in vin ci bile

 

Si avvicina senza rumore

 

fa il nido tra le crepe dell’essere

canta melodie senza parole

sfidando ogni tempesta

con il suo fragile petto

 

sapendo che

 

ogni uragano è soltanto passaggio

 

Sperantia

 

l’ho udita

nel paese più gelido del cuore

dove i sogni portavano ghiaccio

 

sui mari alieni dell’esilio interiore

dove la notte aveva denti di sale

 

e il cielo sembrava dimentico dell’uomo

 

Mai

 

nemmeno allora

 

quando il sangue si faceva preghiera muta

essa mi chiese una briciola di resa

 

Restò

cantando nell’osso

nella cenere dell’incendio tremante

 

una madre di vento

accanto al naufrago

 

Custodisci il tuo vorrei

come una stella necessaria

 

lascia che ti ferisca

ti apra

ti innalzi

 

Siamo incompiuti

 

ma dalle nostre fenditure

entrerà il bagliore capace di rifare il mondo

 

Se tutto vacilla

bisogna amare

 

amare ancora

amare oltre

  

innalzare un canto

anche spezzato

 

che diventi strada

 

alba

 

scintilla per altri occhi

 

che nel suo desiderio salvi i tempi

 

iniziando dall’oggi

Si todo tiembla

es necesario amar

amar aún más

amar más allá

levantar un canto

aunque esté roto

que se convierta en camino

alba

destello para otros ojos

que en su deseo salve los tiempos

empezando desde el hoy

 

© hebemunoz2026





venerdì 1 maggio 2026

TESTO PRETESTO 2026

30/04/2026 - Ho salito le scale della Biblioteca Leoni, insieme a mio marito il poeta Francesco Nigri, con un’emozione quieta e luminosa, come quando si va incontro a qualcosa che ci riconosce prima ancora di comprenderlo: avevo, avevamo, un nuovo appuntamento con la Poesia.

Il Simposio dedicato al poeta fidentino Fausto Maria Pico è stato per me un vero canto corale, un intreccio di voci in cui lettori e poeti hanno scelto di donare speranza, di dare voce a quel “vorrei” che custodiamo, fragile e tenace, nel cuore.

La sala – uno spazio generoso, vivo – mi è parsa un bosco di libri, abitato da sorrisi, sguardi nuovi e familiari, saluti che diventavano abbracci. Una piccola, preziosa festa dell’ascolto e della Parola, nata per rendere omaggio, ma capace di andare oltre.

La memoria di Fausto Maria Pico non è rimasta immobile nel ricordo: l’ho sentita vibrare, farsi presenza, attraverso un dialogo artistico profondo e condiviso.

Le letture hanno attraversato i suoi temi più cari — la ricerca di senso, la bellezza del creato, la tensione spirituale dell’uomo — tracciando un sentiero che, passo dopo passo, ci ha uniti. 

Accanto alle sue liriche, ho ascoltato con gratitudine i bellissimi  e coinvolgenti versi di Cecilia Bacchini, Manuela Copercini, Giuseppe Previtali, Alice Ramploud, Francesco Nigri, Noureddine Lafrindi… e anche donato i miei, emozionati, di cuore, sinceri.

Essere stata parte di questo coro è stato per me un dono raro. Offrire il mio poema, in mezzo a tante voci, è stata un’emozione che custodirò a lungo.

Desidero ringraziare con riconoscenza il Comune di Fidenza, l’Assessore alla Cultura e Vicesindaco Maria Pia Bariggi e la Biblioteca per aver reso possibile questo incontro, inserito nella suggestiva cornice del festival Testo Pretesto 2026.

Vorrei lasciarvi qui il mio poema, quello che ho declamato ieri sera: 

NEL GREMBO SEGRETO 

Grembo segreto dell’inesorabile
abitato da occhi d’aurora
dove si piega il silenzio in muto desiderio

chiamalo piano

come si chiama il primo cielo

vorrei

Vorrei essere suono senza catene
una nota caduta dalla fronte della luna
un respiro d’arpa nella gola del mattino
il tremito che precede il nome delle cose
la sillaba d’acqua che sveglia le pietre

Vorrei essere un colore

non uno soltanto

essere il passaggio tra due ferite di lampo

l’azzurro che 
si scioglie nell’oro delle messi

il rosso 
che resta sulle mani del tramonto

il verde 
profondo 
che prega nei muschi

Vorrei essere un sapore

l’aspro miele 
delle attese custodite

la neve 
sciolta sul labbro dell’infanzia

il frutto che matura nel buio della pazienza

il pane caldo diviso fra due solitudini

Vorrei essere un gesto
minimo e immenso 

una foglia che cade 
nel raccontare la sua storia al mondo

la mano che non possiede e pure consola

la curva del corpo che si china sull’ombra
e vi accende una piccola lampada

Vorrei essere 

una mendicante di stelle sulla soglia del pensiero

una che ascolta il roveto in profonda rinascita
che entra nel mistero a piedi nudi
e chiama sapienza il proprio stupore

Vorrei essere una che ama e basta

senza bilance
senza specchi
senza riserva

così come la pioggia quando ama i campi

il vento quando scioglie i veli del porto

la notte 
il seme boreale che ancora non si vede

Questo canto

incompiuto 
tenace

non finisce
non si chiude
non obbedisce alla fine

è poema e ferita

lingua sul cielo di ogni bocca
una porta socchiusa nel muro del tempo
un nome che continua a nascere

È in un vorrei che il cuore si perpetua

Vedi 

la sorgente che ignora la propria sete

quella fiamma che si alimenta di buio

un cielo quando si apre oltre il cielo
in un tappetto di stelle 
senza possederle

Lo guardo da questa riva di carne e domanda

cerco il riflesso delle antiche partenze
nel suo volto che muta come l’acqua

Hai mai 
voluto davvero
fino a tremare di luce e di mancanza

Vorrai ancora
quando il giorno avrà spento i suoi vessilli
quando le mani saranno colme di cose perdute
quando persino il ricordo avrà freddo
e il tempo sembrerà una stanza senza finestre

O forse avresti voluto
una stagione che non seppe trattenerti

Potresti volere adesso

in questo punto vivo

qui 
dove il dolore non è condanna
ma seme oscuro che prepara la rosa

un volere espresso
come se il destino avesse un chiavistello
come se la cenere fosse l’ultima lingua del fuoco

Eppure 
nell’anima si posa una creatura lieve
una speranza piumata
minuta 
in vin ci bile

Si avvicina senza rumore
fa il nido tra le crepe dell’essere
canta melodie senza parole
sfidando ogni tempesta 
con il suo fragile petto
 
sapendo che 

ogni uragano è soltanto passaggio

Sperantia

l’ho udita 
nel paese più gelido del cuore
dove i sogni portavano ghiaccio

sui mari alieni dell’esilio interiore
dove la notte aveva denti di sale

e il cielo sembrava dimentico dell’uomo

Mai

nemmeno allora

quando il sangue si faceva preghiera muta
essa mi chiese una briciola di resa

Restò
cantando nell’osso 
nella cenere dell’incendio tremante

una madre di vento 
accanto al naufrago

Custodisci il tuo vorrei
come una stella necessaria

lascia che ti ferisca
ti apra
ti innalzi

Siamo incompiuti

ma dalle nostre fenditure 
entrerà il bagliore capace di rifare il mondo

Se tutto vacilla
bisogna amare

amare ancora
amare oltre

innalzare un canto 
anche spezzato

che diventi strada

alba

scintilla per altri occhi

che nel suo desiderio salvi i tempi 

iniziando dall’oggi

Si todo tiembla
es necesario amar

amar aún más
amar más allá

levantar un canto 
aunque esté roto

que se convierta en camino
alba
destello para otros ojos

que en su deseo salve los tiempos
empezando desde el hoy

Hebe Munoz
©hebemunoz2026
www.hebemunoz.com 

💛 Se ieri sera eravate con noi, vi porto nel cuore con gratitudine.
Se non avete potuto esserci, vi aspettiamo — con la stessa luce — il prossimo anno.
.
📖 SIMPOSIO DI POESIA IN MEMORIA DI FAUSTO MARIA PICO
.

*Tutte le fotografie sono soggette di 
©copyright. È proibita la sua singola condivisione totale o parziale senza espressa autorizzazione. 
.
#hebemunozpoesia #poesia #ParolaCheGermoglia #fidenza #simposio #eventoculturale #poesia
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domenica 26 aprile 2026

ME NACEN FLORES


Me nacen flores
de las tantas semillas
que sembraste entre mis cabellos
cada vez que las riegas con las aguas
del manantial que brota 
entre las rocas de tus pensamientos

son acantilados asomados 
hacia los abismos ciegos 
de los océanos pacíficos 
entre los dos continentes de mis sienes

Asciende la bruma 

alborotada y húmeda 

moja cada botón de hoja
abierto a la conquista de un murmullo

es el perfume 
su fin 

es el destilar nuestros aromas

en alambiques vitrios de tu iris 

extrayendo la escencia 

quitando la ausencia


La tierra de tu arado 

ya es humus de un bosque ancestral

donador de vida natural 

orgánica dicha receptora


Me nacen flores 

en medio del miedo árido 

recién llegado con el viento desértico

que viajó por los glaciales 
de tus polos 

sin congelarse

en nubes de esas tantas semillas 

Vuelan pétalos 

Has visto este campo
 
la flor
la semilla abierta

donde su extremidad 
es un doblés de pañuelo 

justo en la inicial
al pronunciar tu nombre 

Hoy nos nacen flores

que se alimentan 
de la lluvia tropical 
de este 
nuestro tiempo 
vertical
horizontal 
inifinitamente nuestro 

©hebemunoz2026



domenica 8 marzo 2026

8 MARZO - MUJER

🌾8 MARZO 🌾

Quando penso alla donna nella storia dell’umanità, sento nascere dentro di me un sentimento di gratitudine profonda. La immagino come una radice silenziosa che attraversa i secoli: spesso nascosta sotto la superficie della storia ufficiale, eppure indispensabile per far crescere l’albero della civiltà.

La donna ha custodito la vita quando il mondo era fragile. Ha insegnato a parlare, a camminare, a sperare. Nelle sue mani si è formata la prima scuola dell’umanità: la casa, il grembo, l’abbraccio. In lei convivono una forza discreta e una sensibilità luminosa, capace di percepire ciò che spesso sfugge allo sguardo frettoloso del mondo.
Io credo che il valore della donna non risieda nel voler somigliare all’uomo, ma nella sua meravigliosa diversità. Uomo e donna sono due voci diverse della stessa musica. Quando imparano ad ascoltarsi, nasce una sinergia creativa, produttiva, capace di costruire famiglie, comunità e società più umane. Non competizione, ma incontro. Non opposizione, ma crescita reciproca.

Nella storia non sono mancate donne coraggiose che hanno saputo alzare la voce quando il silenzio diventava ingiustizia. Donne che hanno lottato per diritti fondamentali, per l’istruzione, per la dignità, per la libertà di essere ascoltate e riconosciute. Il loro coraggio ha aperto strade che oggi percorriamo quasi senza accorgercene.

E penso anche alle donne che hanno affrontato battaglie più silenziose ma altrettanto eroiche: quelle che hanno trovato la forza di uscire dalla violenza domestica, di ricostruire la propria vita dopo la paura, di proteggere se stesse e i propri figli. In quelle scelte c’è una forma di coraggio che merita rispetto profondo. Nessuna donna dovrebbe mai sentirsi sola o senza valore.

Per questo sento forte un pensiero: la donna deve essere rispettata. Sempre. Non solo celebrata in un giorno, ma riconosciuta ogni giorno nella sua dignità, nella sua intelligenza, nella sua sensibilità e nella sua capacità di generare vita, idee, relazioni e futuro.
Io guardo alle donne con riconoscenza. Senza di loro il mondo sarebbe più povero, più freddo, più fragile.

A tutte le donne desidero dire questo, dal profondo del cuore: continuate a custodire la vostra forza gentile, la vostra capacità di far crescere la vita attorno a voi. Che possiate camminare sempre con dignità, rispetto e serenità, sapendo che il vostro valore è immenso e necessario al cammino dell’umanità.

Il mio augurio più sincero è che ogni donna possa sentirsi libera, rispettata e amata per ciò che è, oggi e sempre. 🌷✨

©hebemunoz
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#8M #donna #mujer #giornatainternazionaledelladonna 
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domenica 8 febbraio 2026

PECES AL SOL / PESCI AL SOLE

Dentro del fulgor

del acuerdo secreto
entre el agua y el astro

nadan los peces al sol

pensamientos que flotan
en la sustancia del mundo

entre territorios de luz
que los rozan

con una humedad antigua

conservandoles la memoria
de los labios

Tus besos son arena

son resplandor
son la huella luminosa
del mar en la piel

ese entramado delicado

membrana de existencia

aprendiendo a transformarse en branquias

para sostener el aire

Respiramos
boca contra boca

dos conciencias
intercambiando claridad
bajo un mismo océano interior

El sol intuye
los toca
abre el milagro
altera el orden
convierte el tiempo
en una columna de luz
que desciende
a los abismos del alma
para nutrirlos

es así  

como se disuelven las tristezas

para que quien llore

sea el cielo

Los peces 
flotando en la superficie del fuego
son tornasoles de sus rayos

en cambio yo

criatura que abandona
la vastedad


emergo de lo hondo


para descansar en tus manos

que son totalidad


Entre el agua y el sol
mis peces se mecen


impulsan tu océano


fundan espacio
en este amor
de dos presencias
que se reconocen

Pensamientos vivos


latidos visibles


peces 


al sol


PESCI AL SOLE

Dentro il fulgore
dell’accordo segreto
tra l’acqua e l’astro

nuotano i pesci al sole

pensieri che galleggiano
nella sostanza del mondo

territori di luce
li sfiorano
con un’umidità antica
conservandone la memoria
delle labbra

I tuoi baci sono sabbia
sono splendore
sono l’impronta luminosa
del mare sulla pelle

Questo intreccio delicato
membrana dell’esistenza
impara a trasformarsi in branchie
per sostenere l’aria

Respiriamo
bocca contro bocca
due coscienze
che si scambiano chiarezza
sotto un medesimo oceano interiore

Il sole intuisce
li tocca
apre il miracolo
altera l’ordine
trasforma il tempo
in una colonna di luce
che discende
negli abissi dell’anima
per nutrirli

È così 

come si dissolvono le tristezze

perché chi pianga

sia il cielo

I pesci galleggiano 
sulla superficie del fuoco
tirnasoli dei suoi raggi


invece io

creatura che abbandona
la vastità

emergo dal profondo

per riposare nelle tue mani

che sono totalità 

Tra l’acqua e il sole
i miei pesci ondeggiano


spingono il tuo oceano


fondano spazio
in questo amore
di due presenze
che si riconoscono

Pensieri vivi


battiti visibili


pesci 

al sole

©Hebe Munoz


lunedì 26 gennaio 2026

TU CHE HAI SEPOLTO LA MEMORIA PIÙ ALTA


Tu che ti laceri le vesti 
in un rito vuoto
che ti strappi i capelli dalla testa
e spalanchi gli occhi fino a farne crepe
urlando nelle piazze

fuso a cori confusi

invocando il diritto dei Paesi
quale fosse un dio 
da invocare quando ti conviene

Tu che proteggi l’indifendibile

che accarezzi l’abisso 
chiamandolo necessità

che rivesti l’immorale di parole pulite
per non sentire l’odore della colpa

Tu che hai sepolto la memoria più alta

dove sopra ogni immaginabile potere 
ogni strategia
ogni paura
vivono i Diritti dell'Uuomo

inermi e assoluti

e che violarli ancora e ancora
è crimine che 
il tempo rifiuta di perdonare

sempre

Tu
tiepido fino alle ossa

che giri la schiena 
come si chiude una porta

che ti assolvi con un viscido nonèaffarmio
mentre l’orrore fa casa nel mondo
e il sangue chiede testimoni

Ora nega
se puoi

nega il dolore 
che non trova riposo

le ferite 
che non imparano a chiudersi

le vite incise sulla carne viva

le urla trattenute 
dietro palpebre serrate

il terrore che si specchia 
negli occhi aperti di chi resta

E se ancora insisti 
se continui a scalare gli specchi dell’alibi e
a masticare parole ereditate
ripetute e mai pensate 

allora tu
abbi tu il coraggio 
della verità nuda

Dì che ne sei immerso fino al collo
che le tue mani non sono estranee

oppure confessa 

che il tuo cuore
batte a intermittenza

che non sai guardare 
oltre le mura strette della tua anima 

Ammesso che tu 
abbia avuto cura 

di conservarne una

©hebemunoz2026
.
#HebeMunoz #impressioniecertezze #poesia #cultura #dirittiumani

venerdì 3 ottobre 2025

DIGAMOS QUE...

"Digamos que no tiene comienzo el mar 
Empieza donde lo hallas por vez primera 
y te sale al encuentro por todas partes".  

"Mar eterno", José Emilio Pacheco

Diciamo che il cielo non ha limiti
che si perde negli occhi 

quando lo guardi per davvero
per la prima volta

e poi 

quello stesso cielo

ti stringe forte 

come un abbraccio atteso

Diciamo che tutto ciò che 
avevi dato per perso 

per quanto sogno bambino

un giorno bussa alla porta
e il tuo cuore 

apre e riceve 

Mettiamo che ti svegli una mattina e
ritrovi te stesso 

quello di cui ti eri scordato

forse ieri o l'altro ieri di anni fa

ancora sorridente quale perle al sole

per poi scoprire che lui 
è sempre stato lì a guardarti

Diciamo ch'è stato un disguido 
il fatto che non hai più sognato
dando per certo 
che non avevi il diritto di farlo

©hebemunoz

domenica 21 settembre 2025

ALLA LUCE DI UNA PREGHIERA

Anche il cielo ha
i suoi giorni 
di nostalgie varie
dov'è il sorriso è 
una sottile linea 
sull'orizzonte della speranza

Con questo piccolo bagliore
strappa le ore 

va avanti

Umano è il conflitto 
divina è la Pace
inseguirla è la saggezza 
di chi ama il cielo

©Hebe Munoz 
Ore sei di questo giorno di settembre alla luce di una preghiera.

venerdì 5 settembre 2025

ATTENDO


Attendo in silenzio
il sospiro stanco della notte 
dopo aver consumato 
ogni geometrica luce del giorno

Attendo la resa 
del dolore impotente
davanti alla gioia 
che riprende il fiato 

gioia che guarda 
dritto negli occhi
mentre a bocca chiusa 
racconta dell' inesprimibile fatto che

una volta girato l'angolo del buio

il bagliore si trasforma
in schegge taglienti delle ombre

fratturato policromato 

ferito però in piedi

Attendo 

da sotto la pietra 

ora sopra la roccia 

una volta raggiunta la vetta
a mani nude

la promessa 
il miracolo

©HebeMunoz 





sabato 23 agosto 2025

DI QUALE MATERIA SONO FATTI I SOGNI

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” (W. Shakespeare, La tempesta, atto IV, scena I)


Di quale materia sono fatti i sogni

Sono fatti forse del soffio d'aria 
tra le dita che si sfiorano
in un giro di sguardi

Forse si tratta dei colori 
che svolazzano 
da uno sguardo complice
che illumina i boschi sul lago

Ho visto sogni avverarsi
perché  a quattro mani
figurano il quotidiano
con la saggezza della allegria 
del sapersi tenere il passo

Sono questi i sogni 
fatti di una materia tangibile 
che profuma di caffè 
che sa di giro del mondo
per quanto amato fortemente in due

Alcuni di questi sogni
appartengono ad un vissuto 
che per quanto intenso
sono più vicini all'oggi che al ricordo

sono una macedonia di vita 
al palato del quotidiano

vivono negli oggetti 
che custodiscono 
gli angoli rotondi della casa
oggetti preziosi 
per le avventure che raccontano
con la sola muta presenza

I sogni

quelli grandi 
quelli inattesi 
quelli che si dicono impossibili
addirittura irraggiungibili

hanno un mano distesa
e ti invitano sempre

a ballare 

I sogni sono fatti 
della materia di Due
che hanno deciso 
di AMAR-SÌ,
in sogno
in verità 
e a colori

©HebeMunoz2025 
Dedicata
Lago d' Orta. Italia 



 






lunedì 18 agosto 2025

LA VIDA QUE SOMOS

II
AIRE

Respirar 
por la  nariz de la noche
esta vida que somos 

flotando en el mar que nos habita 

nos devuelve los fragmentos 
que se nos han quedado en el aire 

No han habido 
incertidumbres estáticas 

más bien un ir y venir
de peces convencidos
de que en el tepor de las corrientes 
se puede nadar en el pensamiento
tratando de conquistar 
un sueño minúsculo 
entre las algas aderidas al alma

Se puede ver
con claridad 

esparcido sobre todo lo que fue

la cantidad enorme
de fragilidades 

en medio de los remolinos del pecho

cuando los errores cometidos
se convierten en un río crecido 
que sin piedad deja un lodasal a su paso

Ver con los ojos del sol naciente
nos regresa a la novedad

al asombro de haber superado 

una tiniebla empecinada en mentirnos 
acerca de la esperanza

una tempestad que gritaba muerte
y que se carcajeaba en nuestra cara 
pensando que así 
sucumbiríamos ante ella



III 
TIERRA

Contarte acerca de quién soy 

cuando somos los dos

es una empresa de hormiga obrera
con una hoja en su espalda
cuidando el jardín 
del hogar que nos habita

es un vuelo incansable 
de abeja recolectora 
desde las cineas multicolores
hasta el néctar denso y viscoso
de nuestros dias 

es un vuelo de golondrina 
que sabe
que le pertenece al cielo 
por eso arriesga ascensos y descensos 
siendo capaz de planear 

despidiendo así nuestros inviernos


I
AGUA

Huele a tierra mojada 

después de la lluvia

tu cuerpo de hoja verde

tu flor de granada 
en la boca 

La humedad evaporada 

de los poros de tu piel 

es la victoria sobre el cansancio 

destilada 
en hilos de saliva 

tejiendo telarañas de besos 
con perlas de rocío 

Amaneció 


después del torrencial aguacero

que hizo de nuestras venas 

crecidas de ríos imponentes

los ví desde la cama 
corrían caudalosos
hasta nuestros cabellos
cual mares sobre la almohada 

La tierra mojada
la arena empapada
los ojos húmedos 
hojas verdes en la noche 
granada roja en la boca

©hebemunoz

IV 
FUEGO

Por más dias de cara al sol

aún con el alma descocida

quemamos las naves

defendiendo el latido 
del rojocorazónvivo 

en lo sagrado atemporal 

por lo sangrado vivificador

Por el calor y la luz 
ardemos en el centro purificador
del mirarnos a los ojos
sin cenizas 

Llamamos las cosas por su nombre

amor al volcán 
y a los besos
lava

ardor al abrazo

llamaradas 
a ese persistente 
movimiento transformador 
que nos da forma

así recuperamos
las chispas dispersas 
de quienes somos 

sin que se opongan

los miedos
ni los otros 
ni otra cosa
ni nos morimos 
ni nos iremos 
ni qué dirán 

la permanencia
es no prescindir del viaje
ni renunciar a la dicha de renacer

Que nos encuentren los siglos

trasnochados y con sueños 
bajo el incendio del alba
propagada en punta de estrellas

Que nos encuentre 
sí 
que nos encuentren

frente a esta hoguera 
ardiendo 

©hebemunoz



EL CUERPO, EL ALMA, EL ESPíRITU Y LA MENTE

V
EL CUERPO

Mis huesos contenidos
en esta estructura compleja

donde cada órgano palpita
junto a cada célula que se mueve
y en todo tejido se entreteje del sabernos

bailan al son de las canciones 
que salen de tu boca 

Mis pies se mueven ligeros

tibios y desclazos 

sobre la dicha de tu presencia
al ritmo de tus labios 
que hacen nido en mis orejas

Todo deja huella en mi piel

El tacto y el contacto
delinean la forma del espacio que ocupo 
con enigmas de fluir de sangre
proclamando lo tangible 
de la sed

Se me queda 

tu rostro entre la manos

lo blando y lo duro entre los dedos

cuál memoria de la noche interminable
y de la luz que lo borra todo

©hebemunoz

VI
EL ALMA

Cuántos son los siglos 
que han pasado 
desde el inicio del vuelo
Polvo viento
mucho
muchísimo 














mercoledì 23 luglio 2025

GLI SCORDI RIPETUTI

Quel tempo amniotico 
galleggiante 
tra palpiti e silenzi
nel centro di tutti gli inizi
si è perso nella intuizione 
di un fu che 
oggi è un è 

Il protendersi 
della vita embrionale 
dalla fecondazione 
alla inconsapevolezza 
del non conscio
continua ad essere 
un mistero tra i ricordi 

L' essere 
in costante mitosi 
tridimensionale 
che dalla luce prende spunto
per essere scintille vive
al di sopra di dolori e ferite

Siamo 

dalla genesis dei tempi 
nonostante Chronos 

la memoria puntuale
degli scordi ripetuti

©hebemunoz2025




 

lunedì 5 maggio 2025

MADONNA DELL' ORIOLA



Madonna dell'Oriola 
di luce piena

custodisci nel tuo cuore 
le suppliche di chi alza gli occhi a te

Non vi è oro più prezioso

del tuo sguardo di legno vivo

e di Chi 
tra le tue braccia 

sovrano sorregge il mondo

Amore puro e celeste 
Madre di speranza 
Stella del mattino

siano offerte a Te

centocinquanta rose profumate 
tra questo tempo e l'eternità

centocinquanta gemme d'amore
come ponte madreperlaceo tra i vivi e i morti

litanie lauretane 
quali canti di primavera fiorita
sui campi e le colline della Padana
dallo Stirone al Rovacchia

Tu 

Madre Celeste

che pur sotto le macerie

hai disteso la tua Grazia
su questa città di fede

ascolta 
le suppliche degli afflitti

dà riposo ai pellegrini

per la gloria di Dio
prega per noi


Hebe Munoz

Maggio a Fidenza



 








venerdì 21 febbraio 2025

DONNE IN PRIMAVERA





I
È così 

la primavera 

si è raccolta i capelli
in mille petali caduti 
di un ramo spoglio di pensieri

Sono gonna al vento 
i profumi dei campi 
fioriti come stelle cadute
da una notte fonda
senza mani


II
Vidi in lei 
uno sguardo di marzo
i suoi occhi erano 
rami e foglie appena potati

mentre lei stessa 

rinasceva rotta 
come un seme sottoterra 

oltre le mura 
del giardino della vita

spuntava decisa
da una crepa 
sull'asfalto bollente

Osserva bene
il vero giardino è qui


III
Pelle di ogni ruga 
pigmenti i polpastrelli 

sei sempre un fiore 
pur di spine protetta

quando l' aria viaggia 
portando via con sé 
il bouquet del tuo centro

Fiorirai in tanti campi
così dicono le farfalle


IV
Un fiore raro
aspetta sempre il sole

non è un geranio 
ne una margherita

è un fiore strano
un' umile erba cresciuta 
guardando il cielo

ignorata
mai colta

Lei 
piccola e serena
si moltiplica in mille punti 
sulle colline del cuore

Un fiore raro 
di raro bagliore 
dimora nel petto 

Ancora non riescono
a trovarle un nome

lei esiste lo stesso


IV 
Apriti tra le mani
mistero di mille sogni

Apriti sino a rimanere

come una casa
come un ricordo
come la pausa necessaria

Apriti 

come la porta alla vita che sei
il dopo dopo l'adesso

Apriti e 
insisti nella allegria che sei
con la tenacia che hai sino alla fine
sapendo che dopo sarai ancora 
trasformata in frutto

Apriti 
fiore di lotto

mostra al mondo 
la gentile nobiltà che ti abita 

Chi ti vorrà vedere
saprà del fiore  che sei
pulita
diafana 
chiara


V
Il mare appena respira 
il cielo apre gli occhi a mala pena

succede sempre così dopo la tempesta

ma la rugiada è saggia
e trova un riposo gocciolato
nei petali levigati 
di tutti i fiori

Donne sono donne
questi fiori

alcune con i rami spezzati
sono ancora in piedi

pronte per essere un rifugio

il tocco sottile della vita 

fragili e cicliche


VI

Di che colore sei fiore del tempo

Ho visto tremare le tue foglie 
sotto le piogge piangenti
di nuvole sedute sulla tristezza 

Parlami delle tue radici 

quelle della tua anima 

Dimmi chi 
ti ha strappata nel dentro 
per poi farti quasi appassire 

Fiore stupendo
raccontami della tua essenza
del tuo grido al vento
della virtù che indossi con garbo
della fermezza del tuo essere
del tuo splendore ritrovato 

Dov'è è la sorgente 
della quale ti disseti

©HebeMunoz
.
Imagine Primavera Sandro Botticelli.
La chiamerò Primavera perché dopo la morte tornerà alla vita. 























  










giovedì 6 febbraio 2025

CUANDO SOMOS LOS DOS

Contarte acerca de quién soy 

cuando somos los dos

es una empresa de hormiga obrera
con una hoja en su espalda
cuidando el jardín 
del hogar que nos habita

es un vuelo incansable 
de abeja recolectora 
desde las cineas multicolores
hasta el néctar denso y viscoso
de nuestros dias 

es un vuelo de golondrina 
que sabe
que le pertenece al cielo 
por eso arriesga ascensos y descensos 
siendo capaz de planear 

despidiendo así nuestros inviernos

©hebemunoz

domenica 8 dicembre 2024

TAN LLENO DE LUZ

Uno está en la Tierra
tan lleno de luz

que se puede mirar 
en los espejos del aire
viajando en una sonrisa
a millones de años luz del recuerdo 
más oscuro

y volver a la dicha
en cuestiones de segundos
sin amargura en los labios

es más

con un canto en la garganta
agradeciendo el regalo
de saber respirar
aún debajo del agua

Uno agradece 
un gesto imperceptible de bondad
el canto del pájaro
el silencio nocturno del mar

se agradece 
la condición gratuita
de ser amado y de amar

porque sí
porque ese regalo es de uno

Toca verse entónces 
desde lo alto
desde adentro
desde el otro
desde siempre 
hasta cuando ya 
uno ni se acuerde
del rayo que fue
del trueno que le siguió
del eco inmortal de la existencia

Uno está en la Tierra 
tan lleno de luz
que a veces

solo a veces

se le olvida 
que uno 
igual ilumina
a pesar 
del complot de las sombras

©hebemunoz
 📸 Selfie. Roma.